LA NASCITA DELL’AGRICOLTURA

Circa 11.000 anni fa l’uomo affrontò la più grande rivoluzione della sua storia. L’uomo cacciatore-raccoglitore cominciò a prendere coscienza della periodicità degli eventi naturali e del ciclo vitale delle piante.

Nel Vicino Oriente, in quella zona che va sotto il nome di Mezzaluna Fertile, alcune specie vegetali sostituirono, con l’introduzione dell’agricoltura, le numerose varietà delle specie selvatiche raccolte. La selezione avvenne probabilmente all’inizio in forma inconsapevole, con la raccolta di esemplari che presentavano caratteristiche vantaggiose, come dei semi più grandi  e più teneri.

Successivamente vennero affinate le tecniche di addomesticazione di piante e animali che divennero la base di un’alimentazione non più basata sull’occasionalità della raccolta, ma sulla produzione e sulla conservazione di cibo anche per i periodi non produttivi.

La Mezzaluna Fertile viene considerata la culla delle Graminacee, mentre oggi questi grani vengono coltivati prevalentemente nell’Italia Meridionale.

Tra le prime specie vegetali addomesticate ci furono il farro, Triticum turgidum, e il piccolo farro, Triticum monococcum.

Dal punto di vista scientifico si ritiene che i grani appartengano a sei specie del genere Triticum caratterizzate da un numero di cromosomi multiplo di 7. Le due specie diploidi, con 7 coppie cromosomiche, sono il Triticum monococcum e T. hurtatu; le due tetraploidi, con 14 coppie cromosomiche, sono T. turgidum e T. timopheevii; una delle due esaploidi, con 21 coppie di cromosomi, è il grano tenero o T. aestivum.

Il frumento tetraploide Triticum turgidum, ssp. durum, è ampiamente coltivato in regioni relativamente semiaride come l’area mediterranea. Diffusa è pure la coltivazione della ssp. dicoccum, detta comunemente farro.